La Pizza Pascalina, una pizza per la lotta contro i tumori

La pizza è un piatto tipico della dieta mediterranea italiana, nata all’indomani dell’Unità d’Italia. ed ora ha anche uno scopo filantropico.

Infatti, vi è in essere il progetto della pizza pascalina. Si tratta di un progetto dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli. Il quale mira alla diffusione di un comportamento sano e attento ad una corretta alimentazione e contribuisce alla lotta contro il cancro.

Un progetto lungimirante nato dall’idea di chi ha toccato con mano l’esperienza della malattia. E che mette in rete ristoratori, produttori, consumatori, e Istituzioni con l’obiettivo comune di sconfiggere il tumore attraverso la ricerca e la cura.

Il progetto, sviluppato da un team di professionisti, ha preso vita dalle mani sapienti dei pizzaioli napoletani con la regia dei nutrizionisti dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale.

Mangiando una Pizza Pascalina, ognuno assumerà un corretto quantitativo di elementi necessari al fabbisogno giornaliero, ma soprattutto contribuirà alla ricerca. Per ogni Pizza Pascalina, infatti, 1 euro verrà devoluto alla ricerca. L’istituto Pascale ha istituito un piano di ricerca specifico di cui ogni anno pubblicherà i report.
La Pizza Pascalina – grazie ai suoi ingredienti – può essere consumata come pasto principale anche due volte a settimana.

Le origini del progetto della Pizza Pascalina

Il progetto parte da Gianluca Passeggio e Mara Mincione , e proprietari delle pizzerie Don Peppe. Loro hanno incontrato il dolore per la malattia di una persona cara, e decidono così di fare una donazione annuale all’Istituto, legandola ad una pizza servita nel loro locale.

Il dottore Delrio subito entusiasta mette Gianluca in contatto con la Direzione del Pascale, che rilancia ancor di più. Da questo nuovo incontro, infatti, nasce l’idea di costruire un progetto più ampio intorno alla pizza, creando un vero network.

Tra le pizzerie aderenti al progetto troviamo la Pizzeria Vesi, Da Michele Condurro, Sorbillo Gorumand, Totò Sapore ma anche Michele Porzio. Ed anche pizzerie fuori continente come il Kestè, a New York.

 

Mangiando una Pizza Pascalina, insomma, si assume un corretto quantitativo di elementi necessari al fabbisogno giornaliero, ma soprattutto si contribuisce concretamente alla ricerca, rendendo tutti – ristoratori e clienti – donatori poiché una parte del costo della pizza viene devoluta a sostegno della ricerca scientifica.

 

 

 

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