Quale sarà il Destino della ristorazione in questo inizio anno 2022?

Quale sarà il destino della ristorazione per quest’anno? Certo il Capodanno trascorso senza lockdown. Tuttavia accompagnato da numerose disdette.

Rispetto alle chiusure imposte per legge durante le festività natalizie del 2020, il Natale 2021 ha permesso a ristorazione e ospitalità di accogliere i clienti nei propri locali. Ma per l’appunto l’impennata di contagi delle  ultime settimane ha causato una pioggia di disdette.

Infatti ci sono stati locali che in 3 giorni hanno visto disdire la maggior parte delle prenotazioni, senza riuscire a rimpiazzarle.

Questo significa che il mese di dicembre, il più importante dell’anno che da solo vale il 10% del fatturato dei ristoranti, è in buona parte compromesso e si aggiunge ad un periodo prolungato di crisi che stava finalmente vedendo una via di uscita.

Ecco perché per salvaguardare il destino della ristorazione non si dovrebbe esitare a chiedere al governo di dispensare misure urgenti come ad esempio le proroghe delle moratorie bancarie e della cassa Integrazione.

 

Il destino della ristorazione tra incertezze e aumento dei contagi

 

È certamente comprensibile la necessità delle ulteriori restrizioni per l’avanzata della variante Omicron. Tuttavia, punire indistintamente vaccinati e non con la chiusura delle piazze e delle discoteche ha portato anche una prevedibile ondata di cancellazioni delle prenotazioni per il Capodanno. È  abbastanza logico che togliendo alle persone la possibilità di festeggiare, queste poi preferiscano organizzarsi diversamente.

Eppure, le cancellazioni nelle settimana del Capodanno hanno toccato una media vicina al 70%. Si sono salvati solo gli hotel con ristorante che hanno potuto offrire cenone e pernottamento.

La situazione sta diventando insostenibile anche perché già da alcune settimane notiamo un blocco delle prenotazioni per i mesi invernali. E  le persone sono scettiche sulle possibilità di viaggio, temono ulteriori restrizioni e quindi preferiscono attendere.

A questo si aggiungono altre problematiche come il rinnovo della CIG, la cassa integrazione in deroga che è arrivata alla scadenza del 31 dicembre con tante promesse ma nessun atto pratico.

Se dicembre è stato il mese delle cancellazioni, di questo passo gennaio sarà il mese dei licenziamenti.

Anche se si spera fortemente che non finisca così male. E che l’assenza di un lockdown sia solo l’inizio di una più tutelante organizzazione del settore e non solo.

 

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