Mr.Go Pizza
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Mr.Go Pizza: la prova d’assaggio della “pizza meccanica”

Quattro gusti disponibili, tre minuti (o poco più d’attesa): che sapore ha la pizza preparata da un distributore automatico?

Bar Tico” e “Ali Babà” sono due nomi probabilmente privi di significato per la maggior parte dei lettori, ma che per il sottoscritto e per tanti altri “ragazzi” della mia età hanno rappresentato il sapore della notte. La mia adolescenza e la fase universitaria (anni ’90 e inizio 2000) potrebbero esser sintetizzate da una immagine che ritrae una infinità di cornetti farciti, pizzette e bombe alla crema, i must del Bar Tico, storica insegna del quartiere Fuorigrotta di Napoli. L’inizio del nuovo millennio, caratterizzato dal mio trasferimento a Roma, ha invece i colori dell’insegna luminosa del kebabbaro più famoso della capitale, Ali Babà ad Arco di Travertino, con i suoi kebab dalle tante misure diverse. L’omaggio a luoghi del cibo della notte è doverosa, perché “l’esperienza gastronomica” che mi ha portato a provare la tanto chiacchierata pizza preparata dal distributore automatico Mr.Go Pizza mi ha fatto immediatamente associare questa particolare proposta al popolo della notte, la cui fame non conosce limiti né distinzioni di genere e qualità, perché quando hai fame alle 3 di notte tutto diventa relativo.

Mr.Go Pizza

Ma procediamo con ordine, perché è innanzitutto necessario spiegare di cosa stiamo parlando. Mr.Go Pizza è un distributore automatico di pizza, in grado di prepararla in soli 3 minuti (o poco più). Ha destato scalpore la sua installazione a Roma, nello specifico in via Catania 2, in una zona molto frequentata dagli studenti universitari, che crediamo rappresentino il target individuato dall’azienda produttrice. La pizza viene realizzata da zero, con la formazione di un panetto realizzato con acqua e farina, passando poi alla pressatura ed al condimento, fino alla cottura finale. Quattro le scelte disponibili al momento: margherita, diavola, 4 formaggi e pancetta.

Perché puntare su un distributore automatico di pizza nel paese della pizza? Mossa da coraggiosi o da incoscienti? Il mio (lungo) trascorso in ambito aziendale, nello specifico con il compito di valutare dal punto di vista economico i nuovi servizi offerti, mi ha insegnato che a monte c’è sempre un Business Plan ben strutturato che consente di muoversi con una certa sicurezza. È però anche vero che non c’è foglio Excel che tenga se in parallelo non viene strutturata anche un’offerta di qualità o che quanto meno possa rispondere alle esigenze dei clienti. Mai come in questo caso, si è quindi resa necessaria la prova d’assaggio.

La “pizza meccanica”: prova d’assaggio

Voglia matta di pizza? Soddisfa la tua voglia! Come e quando vuoi tu! 24 ore su 24, 7 giorni su 7”: il grande pannello pubblicitario installato accanto alla macchina conferma la volontà di puntare su un messaggio che sottolinei la costante disponibilità di pizza offerta dal distributore, altro link con il popolo della notte. I prezzi variano dai 4,5 euro della margherita ai 6 della quattro formaggi, passando per i 5 della diavola e della versione con pancetta. Monete, contanti o carta per pagare, si preme il tasto corrispondente alla scelta desiderata e la “magia” ha inizio con l’unione di farina e acqua per formare il panetto.

Il lievito disattivo rende il disco di pasta più simile a quello di una piadina che di una pizza, ed anche la cottura nel fornelletto elettrico contribuisce a togliere un po’ di fascino al risultato finale. Optiamo per la diavola, che viene preparata nei tempi indicati, servita su un classico cartone (aperto), senza posate e con l’aspetto un po’ pallido. L’assaggio conferma i dubbi: pasta leggermente cruda e secca, ingredienti non eccelsi, sapori finale da pizze viste nelle serie televisive straniere, consumata (quasi) per intero per un discorso etico relativo allo spreco di cibo.

La domanda che sorge spontanea è semplice: perché spendere 5 euro per una pizza poco appetibile quando con 2 euro o poco più si può prendere (un po’ ovunque) un pezzo di pizza e mortazza ed essere felici? Diventa difficile quindi immaginare come Mr.Go Pizza possa competere con le tante alternative gastronomiche presenti nella capitale.

Può comunque avere un senso? Non credo, perché tutti siamo stati giovani ed affamati, perché la fame chimica e quella alcolica non conosco limiti o dignità, e perché l’esperienza ci ha insegnato che esiste un cliente tipo per ogni tipo di proposta, anche la più improbabile, ma in questo caso la sfida sembra difficile da vincere. Tempo, fretta, assenza di alternative e disponibilità economica potrebbero permettere a Mr.Go Pizza di ritagliarsi un suo spazio, ma riuscire a farlo nel paese della pizza sembra improbabile.

l.s.

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