Vincenzo Fotia: l’alta qualità di un sogno

L’artigiano della pizza Vincenzo Fotia diviene ambasciatore del Mulino Caputo in Calabria.  Ecco il suo racconto!

Oltre che punto  di riferimento nel panorama dei migliori maestri pizzaioli al mondo, Vincenzo Fotia, in arte “L’Artigiano della pizza”, è appena divenuto anche ambasciatore in Calabria per uno degli ingredienti più centrali della sua amatissima e gustosissima professione: la farina di Mulino Caputo.

L’importanza del territorio per Vincenzo Fotia 

Ed è proprio in occasione di tale incarico che Vincenzo Fotia sceglie dunque di spiegare l’importanza degli ingredienti di qualità  per la sua pizza napoletana d’eccellenza. Qualità legata anche e soprattutto al territorio, alla formazione e ai sacrifici di molti professionisti del settore.

Vincenzo Fotia e Mulino Caputo

Tra gli ingredienti che utilizza Vincenzo Fotia non poteva quindi mancare la linea di farine di Mulino Caputo, linea per cui è appena divenuto ufficialmente ambasciatore in Calabria. Vincenzo Fotia, Calabrese “Doc”, classe 1978, dopo una lunghissima gavetta ed un percorso in continua ascesa è infatti oggi riconosciuto come uno dei 100 pizzaioli migliori al mondo. Lo stesso Vincenzo a tal proposito infatti racconta: «Ho iniziato a conoscere questo mondo all’età di 16 anni. Un po’ per bisogno, un po’ per passione – racconta Vincenzo – ho raggiunto mio fratello Antonio, già pizzaiolo, nella bellissima città di Firenze. In questo modo ho iniziato a conoscere un mestiere a me estraneo, ma che mi suscitava tanta passione. La stessa che oggi mi ha portato ad essere un grande maestro della pizza napoletana, ma soprattutto ad amare il mio mestiere dove riverso ogni giorno tanto amore».

Le pizze di Vincenzo 

Nel suo locale di Siderno, in provincia di Reggio Calabria, Vincenzo Fotia sforna infatti con tanto, tantissimo amore pizze assolutamente inimitabili. Pizze con impasto classico, di stile napoletano poi tradizionale, più contemporaneo, e persino originalissime pizze alla curcuma al sempre più noto carbone vegetale. Non manca, fortunatamente, nemmeno l’opzione senza glutine. La tanto buona quanto pluripremiata gluten free di Fotia sa infatti accontentare anche i palati più esigenti. 

Un’arte da trasferire anche ai giovani 

È sempre Vincenzo a raccontare infatti della sua pizzeria.” Il locale è cresciuto di pari passo con lo studio e la passione per gli impasti. Ora dobbiamo trasferire quest’arte anche ai giovani, sin dalle scuole alberghiere, in modo da non perdere un patrimonio di conoscenze. Nell’ultimo periodo ci siamo orientati verso corsi online, ma presto torneremo a vederci in presenza. L’Accademia nazionale “Pizza Doc” nasce dall’idea di “professionalizzare il lavoro del pizzaiolo”: non vendiamo semplicemente dei corsi ma ci poniamo l’obiettivo di offrire ai nostri iscritti vere e proprie “esperienze” di vita, professionali e tecniche, che cerchiamo di trasmettere al meglio durante i nostri corsi. Il mio motto è sempre stato: “impara l’arte del pizzaiolo e crea il lavoro con le tue mani””.

L’orgoglio di Fotia 

Vincenzo Fotia sottolinea dunque con le particolare orgoglio della propria professione, per il proprio percorso e soprattutto per la collaborazione con fornitori selezionati sul territorio come Mulino Caputo. Lo storico mulino napoletano dal 1924 offre a infatti a professionisti e appassionati dell’“Arte bianca” farine di altissima qualità e rigorosamente prodotte nel pieno rispetto della tradizione e delle materie prime

Vincenzo Fotia: prodotti di qualità per un grande sogno 

Prodotti di qualità dunque, specialmente se di altrettanto alta qualità è il proprio sogno. Vincenzo Fotia ha infatti ammesso di avere anche  un altro sogno nel cassetto: quello di conquistare un meritatissimo posto nella classifica mondiale “50 Top Pizza”. Proprio a tal riguardo Vincenzo infatti spiega: “Qualcuno sostiene che io sia fortunato. – afferma – in realtà la fortuna me la sono cercata rimettendomi sempre in gioco e in discussione. Per ottenere un prodotto eccellente e unico al mondo bisogna sudare e lavorare sodo. Anche durante la prima ondata di pandemia mi sono rimboccato le maniche ristrutturando tutto il mio ristorante. Mentre, durante il secondo periodo di lockdown, ho continuato a trasmettere passione ai ragazzi perché imparassero un mestiere destinato a non tramontare mai e con il quale trovare un lavoro in tutto il mondo. Ora speriamo veramente di tornare presto alla normalità”.

s.g

Altre storie
Rock 1978
Rock 1978, passato, presente e futuro della pizza