Birra San Biagio
Birra San Biagio

Giovanni Rodolfi e l’Umbria, una scelta di vita

Il mastro birraio bergamasco ha deciso di sposare il progetto artigianale di Birra San Biagio

Le coincidenze hanno sempre un fascino particolare: nel mese di giugno, quello da tutti indicato come il “periodo della ripartenza, ci è capitato di recarci già 3 volte (per lavoro) nella verde regione situata al centro del nostro paese, e se anche il contatto non è “fisico”, capita comunque di interagire con realtà appartenenti a questo lembo di terra che nell’ultimo periodo sta puntando sul riuscito connubio tra natura e accoglienza per trasformarsi in interessante meta turistica. La storia odierna però non parla (solo) di ricettività, ma di birra artigianale e di una scelta di vita, quella di Giovanni Rodolfi e di Birra San Biagio.

L’Antico Monastero di San Biagio

Siamo in Umbria, nel cuore del Parco del monte Subasio a pochi minuti di distanza da Nocera Umbra, nota località italiana rinomata per le sue acque: qui si trova l’Antico Monastero di San Biagio, uno dei luoghi di produzione di birre artigianali italiane più suggestivi e incantevoli. E qui si è trasferito Giovanni Rodolfi, una vita spesa nell’industria della birra e a cui è seguita la volontà di abbracciare un progetto diverso, che unisce storia, tradizione, passione e competenza. L’azienda agricola monastero di San Biagio è un’Azienda Agrituristica certificata Biologica con una suggestiva struttura ricettiva nelle colline di umbre. Inserita all’interno di una tenuta di 50 ettari, l’antica canonica, sapientemente ristrutturata, domina la vallata, quasi sospesa in uno spazio senza tempo.

In questo contesto, nel vecchio rimessaggio agricolo, nasce il Birrificio San Biagio. Una realtà di produzione italiana di birra artigianale dove la manualità dell’uomo si mantiene parte vitale del prodotto e dove ogni giorno si produce una delle migliori birre artigianali italiane con la tecnica della rifermentazione, a salvaguardia dell’integrità del prodotto.

L’inizio dell’avventura

Spesso i progetti prendono forma dopo eventi inattesi, ed anche nel caso del Birrificio San Biagio ciò è avvenuto proprio in questo modo: “Dopo il terremoto del ’97 a Nocera Umbra il monastero era letteralmente crollato. La chiesa lo ha venduto, è stato ristrutturato e si è quindi posto il problema di come poterlo valorizzare, cosa fare nei nuovi spazi a disposizione. Prendendo come spunto la tradizione dei monasteri del Belgio e della Germania nella produzione della birra si è deciso di puntare su questo prodotto, anche perché si dice spesso che buona acqua fa buona birra e mai come in questo caso ciò è possibile” ci confida Giovanni, che nel 2009 si è appassionato alla birra artigianale e ha abbracciato un nuovo progetto (anche di vita), quello del Birrificio San Biagio, dedicandosi anima, mente e corpo alla produzione delle birre artigianali. “L’acqua di Nocera Umbra infatti è tra le migliori del nostro paese e rappresenta una risorsa strategica per produrre una birra di qualità. Già in passato si era deciso di distribuire le qualità terapeutiche dell’acqua di Nocera imbottigliandola, e ci sono testimonianze storiche importanti relative alla qualità di quest’acqua, ad esempio è certificato che San Francesco trascorse la sua ultima estate proprio a Nocera”.

Il valore del territorio umbro

Il legame con il territorio non si limita alla collocazione geografica del birrificio come già visto con l’acqua, ma è ben più intenso: “Volevamo produrre una birra che rappresentasse il territorio e la zona dove viene prodotta. Nel 1333 anno di riferimento del monastero, la birra veniva aromatizzata con un mix di spezie con miele e alloro, e oggi utilizziamo questi ingredienti che vengono prodotti proprio in zona. Siamo anche un’azienda agricola e coltiviamo l’orzo che utilizziamo per la nostra produzione”. Umbria e birra, un legame che rappresenta la vita di Giovanni, ma come è giunto a questa decisione, a scegliere di cambiare vita professionale e personale per abbracciare un progetto di questo tipo? “Lavoravo per Heineken, mi ero trasferito in Umbria nel 2002 e ho iniziato a conoscere questa realtà. Nel 2009 sono diventato mastro birraio e nel 2015 sono diventato anche amministratore del birrificio. Ho fatto questa scelta perché sento l’azienda più mia, le aziende enormi tendono a spersonalizzare l’individuo, volevo una realtà a dimensione d’uomo e che potesse permettermi di esprimere il mio modo di fare birra. Nel mondo artigianale delle birre metterci le faccia è un valore aggiunto e sono contento di poterlo fare”.

La produzione di Birra San Biagio

Nasciamo con Monasta, una birra che rappresenta in modo identitario la nostra realtà, e che anche dal punto di vista dei volumi è il nostro prodotto di punta: 7 gradi alcolici, doppio malto, aromatizzata, giusto equilibrio tra miele, alloro e luppolo, una birra di cui vado fiero. Il Monastero però è anche accoglienza, abbiamo 16 camere e sono stati proprio i nostri ospiti a chiederci nel tempo di proporre altre birre differenti. Ciò ha portato alla nascita del Convivio, proponendo di pasteggiare con le birre a tutto pasto. Abbiamo una gamma, una linea di birre, che si adatta alle varie portate ed abbiamo deciso di dar loro nomi latini per le tante iscrizioni in lingua che abbiamo trovato nel Monastero”. Una storia fatta di passione e competenza che ha avuto inizio grazie ad una scelta coraggiosa. Ma ora, guardandosi indietro, cosa pensa Giovanni delle decisioni prese nel corso degli anni e del cambio di vita? “Rifarei tutte le scelte che ho fatto, l’intensità degli ultimi 18 anni equivale a 50 anni di una vita normale”.

l.s.

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